La sacca della piscina

Non so come descriverlo, non è fortissimo, non è devastante, ma pungente. È pungente il dolore che sto provando in questo momento. Pungente nostalgia. Pungente nostalgia del suo profumo. Il profumo della sua pelle. La pelle del Gatto, che odorava di relax, odorava di casa.

Tutto è scaturito dal fatto che stavo cercando un asciugamano in microfilma piccolo. Se faccio il lancio dell'emergenza finirò nel lago e sarà freddo. Quindi avrò bisogno di asciugarmi ed un cambio.

Sono andato a cercare l'asciugamano piccolo che era nella borsa della piscina. La piscina nella quale andavamo a nuotare in estate per allenarci. Non vado più a nuotare da quando mi ha lasciato.

Non mi posso definire devastato, ma mi sento triste. Come mi sono sentito triste stamattina quando ho chiamato Joe. È un vecchio. Non ce la fa. Dormiva brutto sul divano a bocca aperta. Mio padre, un uomo forte, invincibile e che mi ha insegnato un sacco di cose. Ora non riesce a fare un discorso sensato. Non gli vengono proprio le parole.

Perché le cose finiscono? Perché le persone in un certo senso ci lasciano?

Ecco, ce l'ho fatta. Due lacrime stanno scendendo dai miei occhi. Ora un singhiozzo. Sono vivo. Pensavo di non provare più il dolore in maniera completa, invece ne sono capace.

Mi manca. Mi manca il gatto, mi manca stare accoccolato con lui sul divano senza fare nulla a sniffarle il collo. Mi manca mio padre. Quello con cui lanciavamo aeroplani di carta dal balcone caricati a petardi, quello con cui andavamo a fare giri in bicicletta oppure semplicemente montare un mobile dell'ikea.

Ho all'improvviso una voglia matta di poter tornare indietro, di vivere nei ricordi, di nostalgia. Non si può. Vorrei. Devo andare avanti. Non posso andare avanti. Andrò avanti.

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