Non provo abbastanza?
Sono tornato dalla colazione col Gatto. Il mio solito ottimismo di merda. Tra una cosa e l'altra mi dice che il greco di merda sarà presente alla discussione. Le avevo anche pagato la colazione.
Di istinto non mi trattengo minimamente e le dico: “Sei una stronza”. Cerca di convincermi che sia giusto che il greco ci sia, le rispondo a tono spiegandole il motivo per cui invece è da stronzi. Fine.
Ok che ha una relazione di un anno con sta merda d’uomo, ma noi siamo stati quasi sette anni insieme. Gliel’ho detto che non è giusto.
Si è parlato di altro. Adesso sono troppo stanco per raccontare per filo e per segno tutto quello che è successo, ma comunque le ho detto che allora non ci vedremo più e che deve restituirmi gli anelli.
Le ho “rinfacciato”, o forse meglio dire spiegato, tutte le cose che ha detto e che mi avevano fatto credere che ci fosse ancora speranza. Perché me l’aveva fatta credere davvero: mi aveva detto che sarebbe rimasta in questa città perché c’ero io. E mi aveva anche scritto che voleva essere un gatto smarrito e non una piccola volpe un po’ borderline. Io la chiamavo Gatto, e quella piccola volpe non era certo un’immagine buttata lì a caso.
Le ho detto che io un futuro con lei ce lo vedevo, che le avrei chiesto di sposarmi il giorno della discussione di dottorato o forse poco dopo, che avrei voluto fosse la madre dei miei figli. Si è messa a piangere.
Le ho anche detto che ho sentito come una presa in giro quella volta, a quanto pare tre volte fa, in cui mi ha detto che desiderava tutto quello che avremmo desiderato noi come coppia in passato.
Vorrebbe tenermi come amico. Dice che con me ci sta bene e si parla bene. Le dico che io questo non lo voglio: o ricominciamo, ed era il motivo per cui ci vedevamo, e lo sapeva, oppure niente. Le dico allora che ha deciso, e che deve restituirmi l’anello. Mi fa: “Ma allora non ho deciso”. E allora glielo dico in faccia: lo vedi che sei ambigua e che mi tieni appeso? A quel punto mi risponde che allora me lo ridà.
Le ho detto che allora sarebbe dovuta andare tranquillamente a fanculo a Londra. Mi ha detto che lo prendeva come un augurio per una permanenza all’estero. Le ho risposto che non lo era. Sono stato sarcastico per un po’, sì. Le ho anche detto: assolutamente sì, sono arrabbiato. Ma non sto facendo una scenata, quindi che cosa pretendi?
Tornando, che poi dovevo andare al corso, esce fuori che forse l’odio di lei verso mia madre è dovuto al fatto che teme di diventare in un certo modo come lei, di sprecare la vita. Odia ciò che rappresenta più che lei in sé.
Molte scelte, dice, le ha fatte solo perché le facevano paura. Cioè: pur di non stare ferma, se una cosa le fa paura la fa. Non è che fa le cose che vuole nonostante le facciano paura. Fa tutto al contrario. Magari mi ha lasciato proprio perché le faceva paura perdermi. Gliel’ho chiesto. Non mi ha risposto.
Ci ho anche giocato sopra, dicendole che allora, se le faceva così paura restare da sola, poteva lasciare il greco. Mi ha guardato perplessa. Le ho risposto: sono arrabbiato, sto facendo un po’ lo stronzo.
Le ho rinnovato il vecchio invito di andare dallo psicologo. Non come insulto, ma perché le serve. Che sta facendo Ven. Che l'altra volta ci era andata parlando solo di lavoro, non di relazioni. Alla fine mi ha promesso di andarci dopo la discussione di dottorato.
Per l'anello le ho suggerito di farselo portare su da sua madre e di restituirmelo. Ha preso tempo, ha detto che non voleva darmelo il giorno della discussione, il che con la questione che poi va dallo psicologo è dubbio. Vediamo che cosa combinerà.
Si è parlato un po’ di altro. Si sono tirati fuori anche qualche sorriso e qualche battuta.
Poi, nel salutarla, ho cercato di baciarla, senza forzare. Mi ha detto di no. L’ho salutata, le ho detto di pensarci su, ho girato la porta del corridoio che separa i nostri uffici e, nel buio della tromba delle scale, mi sono messo a singhiozzare a dirotto. Mi sono ricomposto, ho passato il badge, sono andato in bagno, ho urinato, Alessio non c’era perché stasera parte, e sono tornato a casa mettendo il corso di sottofondo.
Mi sembra di sprecare tempo con questo corso di insegnamento. Non avrei voglia di parlare di impianti elettrici alle persone. Vorrei solo andare in montagna. Penso che lo farò dopo aver discusso la tesi. Voglio anche bruciare dei ricordi, magari me li porto su una cima e lo faccio lì.
Ma non lo so, non provo molto, almeno al momento. Sono triste, non sono nemmeno arrabbiato. Sono stanco. Forse anche un po’ sollevato che la questione si concluda. Un po’ fa male, soprattutto per le motivazioni, ma forse dovrei provare di più.
Vorrei dormire.
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